Finire…

A. mi racconta che la sua bambina di 9 anni è morta dopo una lunga malattia. 
Racconta di lei, dei suoi capelli castani che sono caduti con la chemioterapia, racconta degli occhi verdi che negli ultimi mesi non brillavano più.

Parla di come ha dovuto spiegare al fratellino la malattia e della fatica che ogni parola pronunciata le costava.

Arriva a raccontarmi delle ultime giornate di L.

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Esiste nonostante tutto

“Non so dove metterlo tutto questo amore, non serve più a nessuno” dice L. con gli occhi così pieni di lacrime che li deve spalancare per trattenerle.
“È caduto dalle scale, il primo giorno della sua pensione, ed è morto, così… non è neanche più riuscito a dire nulla. Quando è arrivato il dottore era già morto, ha detto che è rimasto lì, sul colpo”.
Rimane in silenzio, le mani una sull’altra e in grembo. Si gira la fede nuziale che trattiene anche quella che era stata del marito. Prende un fazzoletto e lo appoggia sotto gli occhi, un gesto attento, di chi è abituato ad essere truccato.

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15 ottobre, un giorno importante

15ottobreDomani è il 15 ottobre, giornata internazionale della consapevolezza sul lutto perinatale.
Sono parole grandi, talmente grandi che stonano pensate vicino a un bambino così piccolo.

Sui giornali escono comunicati stampa, quest’anno fortunatamente più numerosi di anni passati, in cui i bimbi sono chiamati “non-nati”, “angeli”, “meteore” e con tanti altri nomi più o meno fantasiosi, più o meno azzeccati, a volte carini, teneri, altre volte incapaci di descrivere un bambino.

Quello che c’era e che adesso non è più, è semplicemente, teneramente, un bambino; una creatura frettolosa che adesso manca in modo devastante e imperativo alle braccia che dovevano stringerlo, lavarlo, accarezzarlo.

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La bellezza

cuoricini.sentieroChe cosa meravigliosa che hai scritto Luca, davvero bella… Che dici? Troviamo qualcuno che la legga? Qualcuno che dia voce alle tue parole meravigliose?

Io non me la sento ma forse potremmo chiedere al gruppo teatrale che frequenta mia moglie Paola…

Così nasce questo lavoro. Questa meraviglia che non è tristezza ma profonda emozione.

La voce accompagna le parole accarezzandole, portandole dentro con una dolcezza piena, rotonda.

Tommaso c’è, ha fatto un viaggio dal gelo della morte al cuore di mamma e papà.

E Tommaso, Camilla, Luca e Paola mi regalano una profonda bellezza, un’emozione calda e tanto amore.

L’unico immortale: l’amore

amourLe mani nelle mani e gli occhi che cercano risposte. La cronaca dell’accaduto. Fredda. Un fremito e un singhiozzo.
Lui la guarda, commosso, le poggia la mano sulla schiena, quasi imbarazzato al contatto. Ha gli occhi lucidi ma trattiene le lacrime.
Sposta l’attenzione sulle cause.
Perché? Ma succede a tanti? Ma si poteva fare qualcosa?
C. invece non dice. Osserva. Si accarezza il ventre, un gesto mantenuto. Annuisce col capo, un gesto lento.
B. parla parla parla. Riempie di suoni il suo vuoto, ci prova. Poi d’un tratto interrompe e sospira. Inclina un poco il capo e poggia la mano sulla guancia, come a sorreggere il viso.
Cerco di mantenere un’apertura, costante, attenta e ho capito che non devo tentare di dare ordine logico.
Come quando mio padre mi spiegava che l’onda grande del mare va risalita e poi ridiscesa. Senza opporsi.

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