Il mio sole, d’inverno

Il sole ha, d’estate, un posto irruente, superbo.
In mezzo al cielo vivido di azzurri insolenti.

Nel temporale d’agosto si nasconde,
per uscire poi a far brillare sentieri,
asfalti e foglie.

Sta a ridersene di oasi frondose, di acque accoglienti,
pronto ad assalire, fiera acquattata, se t’azzardi a lasciare freschi ripari.

È in inverno che diventa mio.
Quando sbuca tra nuvole colme
tentando di scaldare ancora.

Quando offre egli stesso tiepido riparo
e non rincorre più né scaccia ombre.

Quando sta, fermo e quieto, ad osservare strade,
vuote o abitate, pur sempre percorse.

 

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Respiro

E se tra il giorno e la notte
Non trovo la linea sottile
Del confuso continuare,
Del smorzare la luce
Per guadagnare un frinire
Insistente e nervoso.
Se non lascio al respiro
Un tono sbiadito
Di note stonate, rapite
Se riempio anche il tempo muto
Di cose affrettate e puntuali
Se devo e non voglio
Se parlo e non resto,
Allora si sveglia
Quale inquieto guardiano
Il mio animo antico
Lontano
E mi sussurra
Stai,
Respira;
Coprendo con drappo leggero
Mosso dal vento
L’inquieto pensare