Basta un click?

Immaginate di fare una passeggiata per le vie della città; salutate un po’ di persone che incrociate sul vostro cammino. Fate due chiacchiere con un tale, parlate di cose più intime con un vecchio amico; entrate in panetteria per acquistare focaccia e mentre attendete di essere servito ingaggiato una discussione sulle ultime notizie ascoltate al telegiornale.
Un tale afferma di aver letto una notizia, scritta con una bomboletta spray, sulla parete del teatro della città. Qualcuno ha usato la parete che si affaccia sulla via principale per farci sapere che sono stati erogati fondi per finanziare l’abbonamento sky ad un gruppo di persone che abitano in un campo rom.
La notizia riferita assume la dignità di cosa vera, nessuno si premura di assicurarsi che questi fatti siano reali; il modo in cui viene proposta è veemente e passionale; un piccolo gruppo di persone si accalca e da quella notizia nasce una discussione, pochi ne mettono in dubbio la veridicità. Non importa.

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Di maschere, di “sé” e di comodità.

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Gran parte della mia vita non può essere narrata, e gran parte di quello che posso dire non val la pena di essere detto. Ci sono molte cose che ho imparato a non dire agli altri, perché sembravano bizzarre. Gli altri si spaventavano e cercavano di nascondere la loro paura con maniere spavalde, dicendomi con fiducia cosa fare. Se avessero espresso la loro paura, ne avremmo potuto parlare, e anche della mia. Nascondendola, mi davano qualcos’altro da nascondere, insieme alle cose che non si possono dire. 1

Con queste poche righe Barry Stevens mi aiuta a riflettere circa il fenomeno della “maschera”, quella che ci rendiamo conto di indossare ogni qualvolta pensiamo di non piacere agli altri, di dover essere differenti da ciò che siamo, in qualche modo di essere performanti.

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  1. Carl R. Rogers, Barry Stevens, “Da Persona A Persona”, Ed. Astrolabio. (Della mia vita VI, pag 123)