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Colloquio d’aiuto

statua.bimbi.04La tecnica del colloquio di aiuto è spesso vittima delle attese del facilitatore che si sposta in posizioni diverse, quasi mai efficaci, seguendo il suo bisogno di cercare soluzioni o di togliersi da una posizione che si avverte come eccezionalmente scomoda.

Sto parlando della forma di comunicazione che, oltre ad essere utilizzata negli incontri di counseling tout court, può accompagnare o aprire incontri tra professionisti (area medica, sanitaria, legale, didattica, ecc) ed utenti, quale sia il tipo di supporto richiesto.

Qualsiasi comunicazione può dirsi efficace se conosce la sua meta, questo assunto porta con sé non poche difficoltà. Definire l’obiettivo, secondo i principi del goals management, non sempre è impresa da poco.

Sei sono le caratteristiche alle quali questo dovrebbe rispondere:

Oltre a garantire un equilibrio tra mente e cuore, un obiettivo per essere ben formulato deve possedere 6 caratteristiche:

  • Precisione: l’obiettivo deve essere chiaro, preciso e misurabile.
  • Motivazione: l’obiettivo deve motivare, quindi avere degli effetti che possano generare benefici per la persona che lo persegue.
  • Sensorialità ed emozionalità: l’obiettivo deve diventare un oggetto interno ed essere percepito a livello sensoriale attraverso immagini, suoni e sensazioni al fine di produrre in noi delle emozioni positive.
  • Controllabilità: l’obiettivo deve essere controllabile in modo proattivo. Il soggetto che lo ha formulato deve poter essere responsabile della sua gestione e del suo raggiungimento.
  • Verificabilità: l’obiettivo deve essere verificabile nelle sue fasi intermedie. Questa è una caratteristica fondamentale, poiché durante le procedure di verifica si ha modo di constatare l’andamento della strategia di goals management e di modificarla qualora si stia discostando dall’obiettivo prefissato.
  • Ecologia: l’obiettivo deve garantire il mantenimento dell’equilibrio interno senza entrare in conflitto con i valori e le credenze alla base della propria identità.

A queste caratteristiche dell’obiettivo ne vanno aggiunte altre due che riguardano la raggiungibilità e la definizione temporale. Quest’ultima legata alla necessità di definizione dei tempi di inizio, di verifica e di raggiungimento dell’obiettivo. La raggiungibilità invece si riferisce al grado di realismo dell’obiettivo, ovvero a quanto sia realisticamente raggiungibile. Questo aspetto può condizionare anche l’efficacia della migliore strategia in quanto un obiettivo ritenuto poco realistico induce nel soggetto scetticismo e demotivazione congiuntamente ad aspettative di fallimento [1].

Proviamo a tradurre questi punti in termini di comunicazione.

Precisione: l’obiettivo chiaro, esposto quindi, a se stessi e all’altro, in codice comprensibile, misurato secondo le capacità di ascolto (intellettive ed emotive); rispondente a richieste e non travalicante i confini.

Motivazione: cui prodest? Ma anche cui bono? L’indirizzo del colloquio è benefico, rientra nel concetto di care, di prendersi cura. Ne beneficia il ricevente e anche l’emittente, un feedback nutriente.

Sensorialità ed emozionalità: una comunicazione empatica che riconosce l’helper e l’helpee, secondo il concetto per il quale il benessere della persona coincide soggettivamente con quello dell’altro in relazione.

Ecologia: obiettivo rispettoso dei valori dell’operatore e dell’aiutato; viene naturale un parallelismo con l’accettazione positiva incondizionata di stampo rogersiano.

Controllabilità e verificabilità così come raggiungibilità e definizione temporale incontrano il concetto di counseling secondo Carkhuff che culmina con l’azione. Si tratta di facilitare gli sforzi che gli helpee compiono per agire in modo da riuscire a raggiungere i loro obiettivi.

Il colloquio di aiuto è un processo attento di calibrazione tra l’obiettivo di chi aiuta e quello di chi è aiutato, spesso confuso, nei confronti del quale è necessario creare cornice perché il cliente trovi il proprio significato.

L’apertura del colloquio di aiuto è di solito di tipo conversativo ma perde la sua efficacia se rimane su questo livello; l’incontro in sé stesso crea o rinforza un clima di famigliarità che può fare da sfondo ad un innesco emotivo più profondo di accoglienza o esplorazione.

Il primo obiettivo del consulente è di comprendere il problema nei termini in cui si pone per quel particolare individuo in quella particolare condizione e il secondo è quello di aiutare il cliente a evolvere personalmente nel senso di un suo miglior adattamento sociale.

Il lavoro costante del consulente, che mantiene un atteggiamento di interesse aperto, non giudicante, non direttivo; che è intenzionato a cogliere i significati che quella situazione ha per il cliente; che si sforza di rimanere obiettivo, lo mette a dura prova e spesso lo rende vittima di un urgenza interiore di tipo soluzionistico, distratto o frettoloso.

[1] Wikipedia: Gestione degli obiettivi, http://it.wikipedia.org/wiki/Gestione_degli_obiettivi

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