Diario di una mamma: avere le ali.

Micol ha vinto il campionato italiano giovanile karate shotokan… e questo mi ha fatto vedere in lei una ragazza che devo imparare a lasciare crescere.

Mi spiego meglio. Dopo avere vinto il campionato regionale si preparava a quello nazionale ed io, nell’ansia eterna della mamma chioccia e protettiva le dicevo che l’importante era partecipare, che comunque era bello esserci e tante altre cose di questo tipo.

Un giorno, poco prima della gara, provava un kata in giardino e io la osservavo gustando la sua determinazione e bevendo un caffé; lei gira il volto incorniciato da una lunga chioma castana mi guarda e fa un sorriso. Uno di quei sorrisi che fanno vedere l’apparecchio e l’adolescenza…

Poi si asciuga il sudore con una manica della tuta, tira un po’ su col naso e dice:

– Ma’, io a Arezzo vado e vinco!

Mi sono sentita gelare, una paura folle… Avevo paura che potesse stare male.

Paura che non riuscisse ad accettare una eventuale sconfitta (nella mia mente probabile). Inizio un discorso lungo (menosissimo) sull’importanza della partecipazione e dell’esserci. Lei mi guarda come fa sempre, in silenzio, con una mano nei capelli e gli occhi grandi.

– Ma’… si va per vincere. Se perderò accetterò la cosa. Ma si va per vincere, sennò sto a casa. Urca! Penso… e lascio cadere.

Arriva la fine di marzo e i fatidici due giorni di gara.

Andiamo ad Arezzo… un sacco di ragazzi nel palazzetto, l’inno italiano, Benedetta che salta ovunque e pensa di usare le gradinate come palestra. Micol è tesa, le sue compagne di squadra anche. Oggi kata a squadre, ci sono anche cinture superiori contro di loro… Io corro dietro alla piccoletta che intanto pensava di fare ‘karatel’ su tatami da gara e in piedi su qualsiasi supporto pericolante. Non riesco a godere dell’atmosfera. Tutto scorre e fisso l’attenzione solo al momento in cui vedo le tre ragazze della squadra fare il saluto al giudice. Guardo, non capisco molto, mi sembra ben fatto (ma si sa core de mamma) vedo voti alti 8.2, 8.1… Il volto delle ragazze si distende in un sorriso, l’allenatore è soddisfatto. Benedetta vuole le patatine.

Michi sale le gradinate con la sua medaglia e la coppa è contenta e io: – Ma che brava! Vi siete piazzate sul podio!

Lei risponde: – Non ci siamo piazzate, abbiamo vinto!

Cavolo! Non avevo neanche capito… Rimango un po’ male.

Micol è di nuovo con le sue amiche. La sera in albergo si sentiva la tensione per la gara individuale del giorno dopo. Era infastidita da sua sorella che voleva pettinarla a tutti i costi. Fabio prende Benedetta in braccio e io ne approfitto per farle una carezza e dirle di non preoccuparsi che aveva già fatto molto (che palle!). Arriva il mattino, colazione e di corsa al palazzetto. Micol sparisce con il suo coach che intanto la prepara alla gara. Benedetta pensa che un gelato alle 8e30 si potrebbe anche mangiare.

Passa il tempo. Arriva il suo momento. Cerco di essere più attenta del giorno prima. È pallida e tesa. Sale sul tatami, saluta e tira fuori una grinta fantastica! Guardiamo i voti… sono anche meglio di quelli del giorno prima. Aspettiamo le altre atlete. Poi finalmente le premiano. Prima! Prima… Mi viene da piangere. Ho il magone. Un groppo in gola e una sensazione di ubriacamento. Aspetto che venga su. Ha due medaglie al collo e un viso sognante.

E io le dico: – Cavolo! Mi hai spiazzato! Sei stata fantastica! (sperando di arrangiare anche un po’ il delirio del giorno prima).

– Mamma tu non ci hai mai creduto

Il cuore si ferma un attimo e il viso è caldissimo. Poi il ritmo cardiaco accelera e mi viene il magone.

– Amore, a me vai bene comunque, che tu vinca o perda…

– Si ma tu devi sapere che io sono brava!

La abbraccio e poi la lascio andare, la chiamano giù le sue compagne e il suo allenatore.

Chi aveva bisogno di essere rassicurata ero io. E chi non aveva capito il sottile bisogno di un riconoscimento della sua capacità ero di nuovo io. Era la mia proiezione che mi impediva di vivere con lei questa emozione, a modo suo…

La differenza dei figli è che loro sanno ancora volare!

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