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Il freddo

apparenza.realtàCi sono  momenti in cui il freddo si impadronisce dell’anima e del cervello. Momenti in cui sentiamo di essere congelati e di non riuscire ad avere emozioni né pensieri adeguati.

Tutto è fermo ma dentro avvertiamo una spasmodica ricerca di risposte e di consigli; annaspiamo per un appiglio e lo rifiutiamo quando ci viene offerto, perché lontano, non nostro.

È il freddo.

Quello che non ci si può riparare.

È il freddo che si prova di fronte ad un addio, ad un amore finito, ad una morte.

È l’incredulo esserci di fronte ad eventi troppo grandi.

Come se non stessero dentro alla testa, al cuore.

E cosa possiamo fare come operatori quando ci troviamo davanti il freddo?

Possiamo solo imparare ad aprire le braccia e lasciare che ci attraversi; pensare che possiamo stare anche noi in quel freddo offrendo ospitalità anche a quel tratto di storia.

Le domande fioccano; le affermazioni sono ambivalenti e in contrasto. Ci sentiamo infreddoliti e sballottati, desiderosi di uscire dall’impasse.  Il cliente diventa scomodo, da rifuggire.

Imparare ad abitare il freddo dell’altro è un esercizio difficile che parte dall’umiltà e dalla curiosità. Una buona curiosità.  Un sincero interesse ai colori altrui, al modo unico del vivere l’inverno del cuore.

Partire dalla consapevolezza di non avere risposte o ricette, di non sapere affatto quale sia la via migliore.

Poter restare nell’insicurezza e nella paura dell’altro, nell’accezione empatica del “come se fossero mie”.  E lasciare una traccia accettante in cui si possa trovare la coperta della resilienza a scaldare il cuore e il cervello, a produrre insight, a compiere azioni.

Favorire il disgelo…

Ieri ho sofferto il dolore

(Alda Merini)

Ieri ho sofferto il dolore,
non sapevo che avesse una faccia sanguigna,
le labbra di metallo dure,
una mancanza netta d’orizzonti.
Il dolore è senza domani,
è un muso di cavallo che blocca
i garretti possenti,
ma ieri sono caduta in basso,
le mie labbra si sono chiuse
e lo spavento è entrato nel mio petto
con un sibilo fondo
e le fontane hanno cessato di fiorire,
la loro tenera acqua
era soltanto un mare di dolore
in cui naufragavo dormendo,
ma anche allora avevo paura
degli angeli eterni.
Ma se sono così dolci e costanti,
perchè l’immobilità mi fa terrore?

(da “La terra santa”)

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