La porta

Se allungo le mani
lo sento il legno pesante
screpolato, ardito, rovinato
di quella porta da chiudere,
a chiave, a quattro mandate,
da sbattere e non guardare più.

La sfioro
la accarezzo
mi imploro di spingere forte
di non curarmi

Chiudi
Rinchiudi
Racchiudi
Socchiudi 

Lascia stare
lascia andare
lasciati andare

Non già una sosta

ma un addio
a quella parte di me
che non sono io
o che ero
o fui.

Raccolta la dignità di un no
la dimensione di essere
di esistere
di stare
di me.

c.f.

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